MONSIGNOR ROGGER, UOMO DEL DIALOGO REGIONALE

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  • Creato Mercoledì, 12 Febbraio 2014 17:16

La scomparsa di Monsignor Igino Rogger lascia un grande vuoto soprattutto in chi, come me, ha avuto più volte occasione di averlo come consigliere e come prezioso testimone storico e politico.

L'ho conosciuto molti anni fa in occasione di uno dei tanti incontri storici a cui partecipava, l'ho apprezzato in alcune sue Lectio Magistralis, ma la frequentazione è diventata assidua durante il mio incarico da Assessore Provinciale alla Cultura.

Non solo per il suo ruolo di Presidente del Museo Diocesano, ma soprattutto perché ci trovavamo di frequente, almeno fino a quando le sue condizioni di salute glielo hanno consentito, per riflettere assieme sulla nostra autonomia, sulla storia complessa e articolata della nostra terra e sul delicato rapporto tra i diversi gruppi linguistici che vivono nella nostra Regione.

Monsignor Rogger era un osservatore attento e un giudice rigoroso: da sempre rimproverava alla classe dirigente trentina di non essere riuscita, soprattutto in passato, a saldare la componente di lingua tedesca al resto d'Italia.

Così come l'appartenenza al Tirolo, terra mistilingue dell'Impero Austroungarico, doveva aiutare i trentini a rapportarsi con la maggioranza di lingua tedesca, altrettanto la classe dirigente trentina avrebbe dovuto favorire l'integrazione della comunità di lingua tedesca al Regno d'Italia prima e alla Repubblica poi. Invece, secondo Rogger, quella classe politica si dimostrò appiattita sulle posizioni nazionali e, per questo, si dovette assistere al "Los Von Trient" e alla stagione degli attentati.

Lo ricorderemo non solo per essere stato un raffinato e rigoroso studioso, ma soprattutto per questa sua lungimirante visione della Storia come sintesi delle appartenenze e di un'Europa autenticamente dei popoli e delle piccole Patrie.

Di questa sua testimonianza, tutti gli autonomisti trentini tirolesi, gli resteranno per sempre grati.